Quanto sa di te un attaccante prima ancora di colpire?

C'è una fase, nella storia di ogni attacco informatico mirato, che quasi nessuno vede. Non riguarda un firewall bucato o una vulnerabilità sfruttata: riguarda tutto ciò che un'organizzazione lascia visibile, spesso senza saperlo, prima ancora che qualcuno tenti di entrare.
Un profilo LinkedIn troppo dettagliato. Un dominio dimenticato ma ancora attivo. Un servizio cloud esposto per errore. Una email trapelata in un data leak di tre anni fa. Nessuno di questi elementi, da solo, è un incidente. Insieme, però, diventano una mappa: la mappa che un attaccante costruisce per capire dove colpire, chi impersonare, quale messaggio scrivere per sembrare credibile.
Questo è il punto cieco della cybersecurity tradizionale. Ed è il punto da cui partono i servizi RT x CTI di Yarix, il brand specialistico di cybersecurity di Var Group.
Un attacco raramente inizia con un exploit
Il racconto più comune della cybersecurity parla di vulnerabilità tecniche: una porta aperta, un software non aggiornato, un sistema mal configurato. È un racconto vero, ma parziale.
Gli attacchi mirati più efficaci seguono un percorso diverso, in tre fasi:
- Intelligence: l'attaccante raccoglie informazioni da fonti aperte, mappa la superficie esposta dell'azienda, profila i dirigenti.
- Preparazione: costruisce lo scenario. Social engineering, spear phishing, tentativi di impersonazione mirati su una persona specifica, non su un'azienda generica.
- Compromissione: solo a questo punto arriva l'accesso iniziale e, se le difese non lo intercettano, il movimento laterale verso i sistemi critici.
La parte più insidiosa è la prima. È silenziosa, non tocca alcun sistema aziendale, non genera alert, e per questo resta quasi sempre fuori dal raggio d'azione delle attività di sicurezza più diffuse.
Oltre Vulnerability Assessment e Penetration Test: un'altra prospettiva sulla sicurezza
Vulnerability Assessment e Penetration Test sono componenti fondamentali di una strategia di cybersecurity efficace. Consentono di individuare le vulnerabilità tecniche presenti nei sistemi e, nel caso del Penetration Test, di verificarne concretamente la sfruttabilità e il potenziale impatto.
Ma la superficie che un attaccante osserva non coincide necessariamente con il perimetro analizzato da queste attività. Prima ancora di tentare una compromissione tecnica, un threat actor può raccogliere informazioni pubbliche, ricostruire identità e relazioni professionali, individuare asset esposti e utilizzare le tracce digitali dell'organizzazione per costruire scenari di attacco più credibili e mirati.
È qui che approcci diversi diventano complementari. Se Vulnerability Assessment e Penetration Test aiutano a rispondere alla domanda “dove e come possono essere compromessi i nostri sistemi?”, attività di Red Teaming integrate con la Cyber Threat Intelligence permettono di aggiungere un'altra prospettiva: “che cosa potrebbe sapere di noi un attaccante e come potrebbe utilizzare queste informazioni per colpirci?”
Non si tratta quindi di sostituire le attività di sicurezza più consolidate, ma di estenderne il campo di osservazione, avvicinandolo ulteriormente al punto di vista e alle modalità operative di un attaccante reale.
Simulare l'attaccante, non solo il sistema
I servizi RT x CTI nascono per chiudere questo divario, combinando due discipline che normalmente restano separate:
Red Teaming, ovvero la simulazione controllata di attacchi realistici: scenari di compromissione costruiti come li costruirebbe un vero threat actor, non un test a compartimenti stagni.
Cyber Threat Intelligence (CTI), ovvero la raccolta e l'analisi sistematica di informazioni pubbliche e semi-pubbliche — fonti aperte, OSINT, tracce in eventuali data leak — per capire cosa un attaccante potrebbe già sapere.
Messe insieme, queste due discipline permettono di guardare l'azienda con gli stessi occhi con cui la guarderebbe chi sta pianificando di colpirla: esposizione pubblica dell'organizzazione, identità digitali dei dirigenti, asset e infrastrutture visibili su Internet, informazioni disponibili in fonti OSINT/CLOSINT ed eventuali dati emersi in data leak. L'obiettivo non è aggiungere un ennesimo report tecnico, ma restituire scenari realistici, un quadro chiaro della superficie di attacco e raccomandazioni di mitigazione con una priorità.
Due servizi, due angolazioni sulla stessa esposizione
La suite RT x CTI di Yarix comprende due servizi, entrambi costruiti sulla combinazione di Red Team analysis e Cyber Threat Intelligence, ma pensati per rispondere a domande diverse.
The Board Identity: quanto sono esposti i tuoi vertici
CEO, membri del board e altre figure executive non sono bersagli casuali: la loro visibilità pubblica, il ruolo decisionale e l'accesso a informazioni sensibili li rendono obiettivi privilegiati per attacchi mirati, in particolare per schemi di social engineering costruiti su misura.
The Board Identity analizza la presenza sui social media, le relazioni professionali, le informazioni pubblicamente disponibili online e le eventuali tracce in data leak riferite alle figure executive dell'organizzazione. Il servizio restituisce il livello di esposizione di ciascuna figura, scenari realistici di attacco costruiti su quell'esposizione e raccomandazioni di mitigazione.
È un servizio pensato per chi vuole comprendere concretamente il rischio legato ai propri dirigenti e i possibili scenari di social engineering costruiti attorno a loro, prima che qualcun altro li scopra per primo.
8-Hour Rush: una fotografia rapida della superficie esposta
Se The Board Identity guarda alle persone, 8-Hour Rush guarda all'organizzazione nel suo complesso, con un approccio intenzionalmente rapido e concentrato.
In un'unica giornata operativa, il team di specialisti Yarix analizza domini e infrastrutture esposte, asset e servizi online, informazioni pubblicamente disponibili e potenziali vettori di compromissione. Il risultato è una dashboard interattiva con le evidenze raccolte, raccomandazioni di mitigazione e un debriefing tecnico diretto con l'azienda.
È la risposta a una domanda che molti CEO e CIO si fanno, spesso senza avere un modo semplice per rispondere: "Cosa vede oggi, dall'esterno, chi guarda alla nostra azienda?"
Perché questo riguarda il board, non solo il CISO
La sicurezza informatica viene spesso vissuta come una questione tecnica, delegata per intero al reparto IT o al CISO. La logica dell'esposizione digitale racconta però una storia diversa: le informazioni che alimentano un attacco mirato, la presenza online di un dirigente, un dominio dimenticato, un fornitore poco protetto, non sono decisioni tecniche. Sono il riflesso di come l'organizzazione comunica, si espone e collabora, ogni giorno, con l'esterno.
Per questo la comprensione della propria esposizione digitale è, sempre di più, un tema di governance: riguarda la continuità operativa, la reputazione, la fiducia di clienti e partner. Non è un tema che si risolve una volta per tutte, perché la superficie esposta di un'organizzazione cambia continuamente (nuovi progetti, nuove persone, nuovi strumenti), ma è un tema che si può iniziare a governare, partendo da una domanda semplice: sappiamo davvero cosa un attaccante potrebbe vedere di noi, oggi?
Da dove iniziare
Non serve necessariamente partire con l'esercizio più ampio possibile. Alcune organizzazioni preferiscono iniziare da una fotografia rapida della propria superficie esposta, altre da un'analisi mirata sui rischi legati ai propri dirigenti. Entrambe le strade portano allo stesso punto: capire l'esposizione reale prima che lo faccia qualcun altro, e usare quella conoscenza per rendere l'organizzazione più difficile da colpire.
Var Group, attraverso Yarix, mette a disposizione i servizi RT x CTI per le organizzazioni che vogliono fare questo primo passo con metodo: analizzare la propria superficie di attacco reale, identificare le esposizioni più critiche, comprendere scenari di compromissione plausibili e costruire, da lì, una resilienza cyber più solida.