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Dati sensibili nell’era del cloud: Il nuovo whitepaper Yarix analizza dove le organizzazioni perdono il controllo dei dati nel cloud e cosa serve per riprenderlo, con una checklist operativa sulla NIS2.

 

 

 

Dove si trovano oggi i dati sensibili della tua organizzazione? Chi può accedervi, e con quali privilegi? In caso di audit o di incidente, quanto tempo servirebbe per rispondere con evidenze concrete?

Per molte aziende la risposta onesta è "non lo sappiamo con certezza". Non per negligenza, ma per come si muovono i dati. Un file con informazioni sui clienti parte dal CRM, diventa un export Excel, passa su SharePoint e finisce in una cartella OneDrive che nessuno monitora più. Nel frattempo i permessi si accumulano e raramente vengono revocati: ex collaboratori, fornitori a fine progetto, account di servizio ancora attivi.

Nel 2025 il SOC Yarix ha analizzato oltre 522.000 eventi di sicurezza, con gli eventi critici in crescita del 62% su base annua (Y-Report 2026). Secondo IBM, una violazione che coinvolge dati distribuiti su più ambienti costa in media 5,05 milioni di dollari. E NIS2, GDPR e DORA chiedono prove, non dichiarazioni.

Il whitepaper Yarix spiega perché DLP e strumenti di compliance tradizionali non bastano più, come il Data Security Posture Management (DSPM) riporta il dato al centro dell'analisi e come Smart Data Confidence porta questo approccio in azienda in tempi brevi, senza agenti installati e con accesso in sola lettura. In chiusura trovi sei domande a cui ogni organizzazione soggetta a NIS2 dovrebbe saper rispondere oggi.

 

 


 

Non si può proteggere ciò che non si vede.

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